“ACQUA, FUOCO, ARIA E TERRA” E CROCIERA SULLA SILVER GALAPAGOS


Descrizione.

Viaggio garantito con minimo 2 partecipanti e con Esperto Kel 12 a partire dai 10 partecipanti. 

Normalmente si dice che andare in ECUADOR vuol dire visitare le ISOLE GALAPAGOS, dimenticando che senza percorrerne le regioni continentali, si perde l’occasione di conoscere una parte fondamentale del Paese che conserva, è proprio questo il termine giusto, alcuni dei centri coloniali più interessanti delle Americhe. L’Unesco li ha riconosciuti Patrimoni dell’Umanità.
In 15 giorni di viaggio, da domenica 19 novembre a domenica 3 dicembre, proponiamo di assaporarne gli aspetti più coinvolgenti e significativi fruendo di servizi particolarmente gratificanti, specie nella settimana che dedichiamo alle Galapagos a bordo della SILVER GALAPAGOS.
L’itinerario si compone di due distinte parti ognuna dotata di una propria forte personalità. La prima attraversa il territorio ecuadoriano da nord a sud, percorrendo tutta la dorsale andina centrale da Quito a Cuenca e a Guayaquil sul Pacifico, accompagnati anche dalla Panamericana. Si arriva sulla costa per volare sino alle Galapagos ed essere coccolati per 8 giorni e 7 notti sulla “Silver Galapagos”. 
Concepita per navigare sui mari dell’omonimo arcipelago, Silver Galapagos ci accompagna alla scoperta di paesaggi incontaminati, preclusi ai più e lontani dai percorsi battuti dal turismo tradizionale. Scopriremo un’abbondante varietà di specie animali uniche e introvabili in altri luoghi della Terra. L’isolamento di questo arcipelago ha infatti contribuito a creare un ambiente in cui è la natura a dominare.
Grazie a spedizioni, esplorazioni con i gommoni Zodiac, snorkeling, uscite in kayak e passeggiate nella natura condotte dal team di esperte guide ufficialmente certificate dal Parco Nazionale delle Galapagos, potremo immergerci completamente nello spirito di questo incredibile arcipelago. Pensata per i viaggiatori più avventurosi, Silver Galapagos tuttavia non rinuncia ai comfort tipici di Silversea: jacuzzi, salone di bellezza, sala massaggi, sala fitness e libreria per rilassare mente e corpo dopo un’intensa giornata di esplorazioni; piano bar e due ristoranti per gustare deliziosi piatti locali e cocktail.

 

 

Itinerario di Viaggio.

Partenza da Milano Linate con volo Iberia 3257 delle 8,00 con arrivo a Madrid alle 10,25. (Sui voli Italia/Madrid la compagnia aerea non prevede nessun servizio gratuito di bevande o snack). Alle 12,35 si decolla per Quito dove si giunge alle 17,50.L’appuntamento con l’accompagnatore, (Mario Romualdi, cellulare 340 3475697), è nella sala d’imbarco a Madrid. Pasti a bordo.Atterraggio nella capitale ecuadoriana, formalità doganali e trasferimento in hotel che dista una quarantina di chilometri. Arrivare nella stessa giornata di partenza consente di recarsi subito in hotel dopo tante ore di volo e iniziare le visite domani, meno stanchi e più rilassati. Ricordiamo che Quito si trova a 2800 metri di altitudine, è quindi opportuno non sottoporsi a particolari sforzi, mangiare leggero, non bere alcolici e non fumare. Cena e pernottamento al “Patio Andaluz”, boutique hotel, valutazione locale 4*.

Il centro storico di Quito, uno dei primi del Sudamerica dichiarato Patrimonio Unesco, gode della giustificata fama di essere tra quelli meglio conservati del continente, ed è proprio per questo motivo che è entrato a far parte del prestigioso elenco. Alcuni chiamano “manzana”, mela, la zona che include gli isolati intorno alla Piazza Grande, quasi a indicare che è tanto attraente da volersi prendere a morsi, proprio come si fa con una mela saporita. Altri la indicano “città che tocca il cielo” per la sua posizione elevata. Per noi è un luogo accogliente in cui fermarsi due notti e incontrarne la parte antica e nuova. Ambedue le aree della città si offrono vivaci e piene di vita, giorno e sera.Fondata dagli spagnoli all’inizio del XVI secolo sulle rovine di un vecchio insediamento, nei duecento anni successivi si arricchisce degli edifici che la fanno ancora oggi piacevole. Diventa capitale nel 1830. Rimane un centro non enorme sino al secondo dopoguerra, quando comincia a ricevere un flusso consistente di migranti che continua anche ora. La Plaza Grande è il centro della parte vecchia. A nord stanno i quartieri più moderni nell’area chiamata Mariscal, anch’essi frequentati dai turisti per la presenza di hotel ristoranti e locali di ogni tipo. Piazza Grande, Piazza San Francesco e Piazza Santo Domingo sono i tre luoghi che meglio rappresentano gli aspetti coloniali della capitale. Bei restauri, viuzze che sbucano in slarghi con palazzi attraenti, il vulcano Pichincha sullo sfondo, vicoli acciottolati, chiese, edifici pubblici, venditori ambulanti, gente con facce diverse.La prima, nota anche come Piazza dell’Indipendenza, ospita la Cattedrale con notevoli espressioni d’arte pittorica. In particolare notiamo, per gli elementi di sincretismo che contiene, un’Ultima Cena in cui sulla tavola imbandita compaiono un porcellino d’India arrosto, cartocci di foglie di mais e come bevanda la chicha, a base di mais fermentato. Altra inclusione di aspetti autoctoni si ha nel quadro che rappresenta la Natività dove al neonato fa compagnia un lama. La tomba di Mariscal Sucre, personaggio caro perché legato all’indipendenza del Paese, e una targa che ricorda il punto in cui morì Gabriel Garcia Moreno, presidente non dimenticato, completano l’interesse per questa chiesa.Su altri lati della piazza stanno il Palazzo del Governo e quello dell’Arcivescovo. Alla Chiesa della Compagnia di Gesù si arriva dalla Piazza Grande passando per lo stretto vicolo Ronda. Non lesina barocchismi e simbolismi. Non meraviglia, quindi, che siano stati necessari oltre centocinquanta anni per terminare, nella seconda metà del XVIII secolo, un’opera assai ricca strabordante di particolari, dorature, dipinti. Facendo attenzione si noteranno anche qui interventi di sincretismo artistico per la presenza di elementi umani e naturali indigeni. Vi è sepolto il richiamato presidente Moreno. A pochi passi, Piazza San Francesco prende nome dal monastero, il più grande edificio coloniale della città. La piazza, bella, è arricchita dalla sua lunga facciata bianca e da uno sfondo in cui si mostra il vulcano Pichincha. Il monastero, ragguardevole per interesse artistico e imponenza, si cominciò a costruirlo contemporaneamente alla fondazione di Quito e fu terminato settant’anni dopo. Anch’esso contiene aspetti di ridondante barocco e conserva alcune parti originali nonostante sia stato martoriato dal terremoto. Durante l’auspicabile tempo libero, si potrà scegliere di percorrere strade vicoli e recarsi anche in piazze come quella di Santo Domingo con l’omonima chiesa. La piazza è un posto piacevole da vivere anche perché vivacizzata da artisti di strada.Nel pomeriggio, dopo il pranzo, se si sono terminate le visite previste, tempo libero per personali approfondimenti. Si suggerisce di proseguire a incontrare gli aspetti più coinvolgenti della città semplicemente camminando nelle sue viuzze sostando anche in uno dei tanti piacevoli locali.Chi non vorrà fruire di qualche ora in libertà, potrà fare un’escursione all’Altra Metà del Mondo. Guida locale e il nostro bus sono eventualmente a disposizione degli interessati. Si va fuori della capitale a circa 30 chilometri verso nord est per vedere il posto dove passa l’Equatore. In realtà, secondo recenti rilevazioni, l’immaginaria linea non si trova esattamente dove hanno realizzato il monumento all’Altra Metà del Mondo, ma a qualche centinaio di metri. L’escursione è assai apprezzata soprattutto dai locali e il luogo è spesso caratterizzato dalla presenza di comitive numerose e bancarelle. Ma anche molti stranieri non perdono occasione per una foto nel punto in cui la Terra è divisa a metà, per posare con un piede nell’emisfero nord e uno in quello sud. Vi sono anche altre attrazioni tra cui un museo etnografico. Chi vi andrà potrà discutere circa la veridicità del “fenomeno dello sciacquone” e appurare se “all’Equatore un chilo pesa meno di un chilo”.Per tutti l’appuntamento è in hotel per la cena. Pranzo al “Theatrum” nel centro storico.

Oggi iniziamo ad attraversare, andando da Quito decisamente verso sud, un Paese più piccolo dell’Italia; poco più di 280mila chilometri quadrati abitato da 15 milioni di persone. Percorriamo un tratto di territorio dominato dalla presenza di vulcani, tanto che l’itinerario è noto come Via dei Vulcani. Nel corso della giornata raggiungiamo una quota di 3.800 metri, che sono nulla se rapportati alle altezze dei vulcani che ci accompagnano. Quasi 6.000 metri è il Cotopaxi, da cui prende nome anche il parco che lo attornia, a circa 50 chilometri dalla capitale. Si mostra ancora innevato nonostante negli ultimi 30 anni abbia perso quasi la metà dei suoi ghiacciai. Lo osserviamo incombente a sinistra del nostro andare. Entriamo nel Parco Nazionale per una passeggiata e sostare al Tambopaxi per il pranzo, in uno scenario molto coinvolgente punteggiato anche da lama e cavalli.L’area offre panorami, fiumi, cascate, terme, boschi, ed è sovrastata dalla visione di vari crateri vulcanici. Noteremo anche il Tungurahua, che si eleva poco più di 5.000 metri e l’imponente Chimborazo di oltre 6.300, che è ben visibile anche da Riobamba, ultima tappa della giornata, dove arriviamo dopo altri 160 chilometri. Il nome di questa cittadina indica “valle del fiume”. Fu fondata dagli spagnoli nel 1534 e ha avuto un ruolo rilevante nel panorama nazionale durante la lotta antispagnola, che culmina qui nel 1830 con la firma della prima Carta Costituzionale del Paese. L’originario centro abitato, chiamato Cajabamba, sorgeva a 17 chilometri di distanza. Fu necessario trovare un altro posto dove ricostruirlo dopo il terremoto di fine secolo XVIII. Vicino Cajabamba la famosa Panamericana si diparte in Panamericana internazionale quella verso ovest, e nazionale verso sud. Secondo l’ora di arrivo a Riobamba, si potrà avere tempo libero per una passeggiata nella cittadina che è punto di partenza per escursioni nei dintorni. In alcuni negozi è possibile acquistare oggetti in tagua. Si tratta di semi grandi quanto un uovo di una palma che cresce in alcune foreste pluviali. Hanno la caratteristica, dopo la raccolta, di diventare assai duri e per questo sono noti come avorio vegetale. Vengono intagliati per farne piccoli souvenir. Pranzo in ristorante dentro il Parco Nazionale Cotopaxi. Cena in hotel.Il nostro hotel, “Hacienda Abraspungo”. Hacienda in stile coloniale, valutazione locale 3*.

L’escursione più nota nella regione intorno a Riobamba è quella che compiremo oggi a bordo del treno Chiva Express per arrivare alla Nariz del Diablo. Giornata intensa e soddisfacente che inizia assai presto. Lasciamo l’hotel verso le 6 per andare alla stazione di Alausì, meno di 100 chilometri in un’ora e mezza. Una rete ferroviaria collegava varie città ecuadoriane con una fitta ragnatela che aveva molte deviazioni da Quito a Guayaquil. Lo sviluppo stradale e fenomeni naturali come le frane hanno costretto a dismettere gran parte delle linee ferrate. Alcuni tratti sono stati però ripristinati per farne mezzo di attrazione turistica. La più coinvolgente di queste porta attraverso la Nariz del Diablo a Sibambe. Un vecchio treno, noto anche come “l’autobus sulle rotaie”, non sempre in grado di arrivare a destinazione senza piccoli inconvenienti, percorre uno spezzone ferroviario costruito all’inizio del secolo scorso. Segue un itinerario a zig zag per salire forti pendenze in pochi chilometri. A Sibambe sostiamo circa un’ora accolti da “folclore locale” e venditori prima di rientrare ad Alausì. (Normalmente i trasferimenti per e da Alausì con la sosta a Sibambe impegnano 4 ore). Per pranzo prevediamo un leggero lunch box.Proseguiamo poi verso la fortezza inca di Ingapirca che dista un centinaio di chilometri. Si arriva a 3.200 metri dopo circa 2 ore ancora verso sud su un altipiano ondulato adatto al pascolo, accolti da un sito che richiama altri manufatti più grandiosi presenti nel vicino Perù. Anche qui non poteva mancare un Tempio del Sole. Risale al XV secolo. È il pezzo forte dell’architettura degli Incas in Ecuador e il legame stilistico si desume immediatamente anche dalle nicchie trapezoidali che abbiamo imparato a conoscere in ogni manufatto inca. La grande struttura circolare posta sulla sommità dell’altura, è stata inizialmente osservatorio astronomico quando ancora non aveva la forma attuale. Con l’arrivo degli Incas che si sovrappongono ai nativi Cañari, l’edificio originale viene rafforzato per farne insediamento militare. L’area era usata anche per cerimonie. Attorno si notano fosse che in passato servivano come magazzini per cibarie, e rovine di ambienti dove erano ospitate le giovani vergini destinate, pare, a essere immolate.Parte delle pietre del tempio e quasi tutte quelle che componevano gli altri edifici del posto, di cui rimangono basamenti dei muri, sono state asportate dagli spagnoli che hanno utilizzato questo materiale edilizio già pronto per costruire centri vicini.La lunga giornata si conclude con l’arrivo a Cuenca dopo altri 75 chilometri. Pranzo con leggero lunch box in corso di escursione e cena in hotel.Il nostro hotel a Cuenca, “Santa Lucia” boutique hotel, valutazione locale 4*.

Molti cuencanos ritengono che la loro città sia la più piacevole del Paese. Certamente offre uno dei centri storici più gradevoli del Sudamerica e, più complessivamente, la caratteristica di vivibilità è applicabile all’intera città e non solo alla parte turistica. Tutto ciò, e una maggiore “pulizia”, possono renderla apprezzabile non meno della capitale.Noi vi restiamo due notti per non essere costretti a correre e poter assorbire con più tranquillità le suggestioni offerte da conventi e suore, strade e bambini, piazze acciottolate, chiese e suoni di campane, facciate imbiancate e balconi colorati da fiori, uomini con Panama, donne con gonne ricamate scialli e trecce, e in generale dalla sua rilassata atmosfera. L’Unesco ha dichiarato Cuenca Patrimonio dell’Umanità, per il centro storico del XVI secolo che pare aver stretto un patto col diavolo. È antico ma non invecchia. Le sue peculiari caratteristiche derivano da due fattori che ne hanno influenzato positivamente l’esistenza. Vanta la quasi immunità da danni sismici e conserva segni lasciati da tre differenti culture. Quest’area era stata per tre millenni terra dei Cañari. Qui avevano fondato Quanpondelig, la “pianura grande quanto il cielo”, così chiamata per la sua grandezza e splendore. Poi gli Incas vi edificarono la Valle del Sole, Tomebamba, che i non graditi ospiti Spagnoli utilizzarono come cava, visto che potevano contare sulla pietra già ben lavorata per iniziare a costruire la nuova Cuenca. Tomebamba è anche il nome del fiume che la divide in due. A nord sta la parte antica, a sud quella più moderna. Il Paseo 3 de Noviembre accompagna un bel tratto del lungofiume nella parte vecchia, da percorrere durante il tempo libero. La Calle Larga è parallela e un poco più in alto del fiume. Vi si affacciano edifici coloniali che formano un quartiere noto come El Barranco, la rupe, perché il retro di questi palazzi è rivolto sul precipizio che costeggia il fiume, raggiungibile scendendo scalinate ripide. La più nota è La Escalinata e conduce al lungofiume sul paseo.La Piazza di San Sebastiano e quella di San Francesco si trovano a poche centinaia di metri tra loro e dal Tomebamba. La prima, forse la più bella, è così conosciuta per la presenza dell’omonima chiesa. Anche la Piazza San Francesco ospita una chiesa chiamata come la piazza. È un poco più trascurata della prima ma può apparire più autentica e popolare anche grazie al suo mercato. Il Parque Calderòn, la più grande plaza di Cuenca, sfiora la precedente e include la Cattedrale dell’Immacolata Concezione e El Sagrario. Le tre grandi cupole maiolicate della cattedrale sono punto di riferimento in quasi tutta la città. È nota come “cattedrale nuova” essendo stati iniziati i lavori alla fine del XIX secolo. La “cattedrale vecchia”, El Sagrario, è della metà del secolo XVI e oggi ospita un museo. Andremo anche in uno dei tre musei più interessanti della città. (Il Museo delle Culture Aborigene, “Las Conceptas”, “Banco Central”).Durante il tempo libero, che avremo nel pomeriggio, si potrà frequentare qualche altro museo, recarsi nel quartiere della Plazoleta del Vado per visitare una galleria d’arte o sostare in un caffè, in una bottega artigianale, andare oltre il fiume dove la sera si aprono molti locali, recarsi sino al Mirador de Turi per osservare il panorama reso interessante anche la notte quando sono accese le luci natalizie, a volte già da novembre.Chi fosse interessato ai cappelli Panama può entrare in uno dei negozi che li offrono, ovviamente a prezzi anche alti. Ricordiamo che il cappello Panama non viene prodotto nell’omonimo stato centroamericano, ma in Ecuador e soprattutto nella zona di Cuenca.Pranzo nel ristorante locale “El Jardin” e cena in hotel.Il cappello “Panama”, che di Panamà non è.Un superfino di Montecristi nella sua confezioneCuriosità. Il Panama di Bob Dylan.Dal 2012 è Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco e l’umanità ha imparato a conoscerlo perché indossato dallo scrittore, e più grande frequentatore di bar di tutti i tempi, Hemingway. Ancor prima di lui, il Presidente Theodore Roosevelt nel 1906 lo rende immortale con una sua foto sul New York Times, in cui ne calza uno in occasione della visita proprio al costruendo Canale di Panamà. Da ciò deriva l’associazione tra il copricapo più famoso al mondo e Panamà. In comune col canale ha soprattutto la grande differenza che può esistere tra il costo del transito di una nave, che va da poche migliaia a oltre duecentomila dollari, e quello di un cappello “di Panama” che può acquistarsi con 40 dollari o varie migliaia. Perchè il “sombrero de paja toquilla”, così è comunemente definito da ogni ecuadoriano, richiama un Paese che non è quello in cui viene prodotto? E, come mai, un buon Panama costa tanto?Non si conosce il periodo esatto in cui origina ma, assieme a pomodori peperoni e quant’altro, i conquistadores importano in Europa copricapi realizzati con questa particolare raffinata paglia, che avevano visto usare dagli indigeni per proteggersi dal sole. Cresce di notorietà perché pare che ne facesse uso anche Napoleone. Nel XIX secolo diventa il cappello preferito dai cercatori d’oro che per arrivare in California passavano per l’Istmo di Panamá, dove vendevano i Panama prodotti in Ecuador. Col passare del tempo questi accessori sono sempre più associati al luogo in cui erano stati comprati anziché a quello di origine. L’Ecuador, intanto, continuava a esportarne centinaia di migliaia e la loro popolarità aumentò in Europa e nel mondo, anche grazie a un francese residente in Panamà che li presentò nel 1855 all’esposizione universale di Parigi. Ai cugini d’oltralpe piacque moltissimo specie per il materiale delicato con cui erano realizzati, tanto da definirlo “tessuto di paglia”, divenendo così un must nella moda maschile di quel periodo.Il momento di vera svolta nella sua notorietà si ebbe, come accennato, quando Roosevelt sfoggiò un superfino davanti a giornalisti di tutto il mondo. Da allora l’elegante cappello, richiestissimo, indusse aziende di ogni parte del pianeta a commercializzarlo abbondantemente, tanto che agli inizi degli anni ’40 dello scorso secolo divenne il principale prodotto di esportazione dell’Ecuador. Gli stessi lavoratori impegnati nella realizzazione del canale, si fecero involontari testimonial di questi cappelli e della loro errata denominazione, usandoli frequentemente sul posto di lavoro perché utili contro sole e pioggia.Neppure il declinare della moda di indossare cappelli nella seconda metà del secolo ne scalfì la notorietà. Al contrario, i Panama ecuadoriani finemente intrecciati non hanno perso il loro fascino ed esperti cappellai di tutto il mondo continuano a far produrre e commercializzare i modelli migliori, con o senza fascia a guarnizione. Per la sua eleganza, ovviamente, questo accessorio nelle versioni più curate è stato calzato da uomini famosi di ieri e di oggi, adornando il capo di Churchill, Krusciov, Bogart, Berlusconi…Come ogni oggetto di desiderio che si rispetti, non poteva non trovare imitazioni prodotte in serie. Il vero Panama, però, deve essere intrecciato a mano, non può essere fabbricato in serie, quindi è un pezzo unico. Non si sfibra, è impermeabile ma lascia passare l’aria. È robusto nonostante la leggerezza, dura molti anni. Qualcuno dice che è immortale. I prezzi variano da poche decine di dollari per i più comuni, a migliaia per la varietà più pregiata, i prestigiosi superfinos di Montecristi. Il livello di qualità è dato dalla raffinatezza e regolarità dell’intreccio oltre che dall’omogeneità del colore. I trecciaioli lavorano una fibra flessibile ma assai resistente, la toquilla. Si ricava dalle foglie della Carludovica palmata, che cresce in Ecuador nelle pianure costiere e negli altipiani limitrofi, dove si riscontrano condizioni ottimali per la sua riproduzione. Gli artigiani ecuadoriani devono impegnarsi anche mesi per confezionare un particolare superfino. Ogni strisciolina di paglia del cappello è assai corta, ma nonostante ciò è quasi impossibile individuare i punti di raccordo e le fibre sono davvero ben intrecciate tanto da rendere impermeabile il cappello. Non meno laboriosa è anche la fase iniziale di passaggio dalla pianta alla fibra pronta per essere lavorata. Prima si selezionano le foglie con colore omogeneo di crema lattea, che devono essere anche sottili piatte e lunghe. Si legano in piccole fascine e si mettono a bollire in acqua per alcune decine di minuti. Si appendono all’ombra e nei tre giorni necessari per asciugarsi assottigliandosi ulteriormente, le singole foglie si arrotolano per diventare fili rotondi da intrecciare. A questo punto i fili di paglia sono pronti per essere portati nelle zone di lavorazione. Cuenca è certo quella dove si produce la maggior parte dei Panama in Ecuador. Nella cittadina di Montecristi, che fornisce il nome alla più pregiata qualità di Panama, gli artigiani sono soliti lavorare, rigorosamente a mano, soprattutto la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Ciò evita che il caldo clima equatoriale abbia effetti negativi sulla flessibilità della fibra quando è ancora in lavorazione, e che si debba operare con le dita sudate. La richiamata flessibilità del prodotto finito è un’altra delle specifiche caratteristiche dei cappelli originali che debbono poter essere avvolgibili e contenibili in una scatola. I trecciaioli iniziano a lavorare il cocuzzolo, la parte superiore, sino alla misura voluta. Poi lo poggiano su un cilindro di legno di dimensioni opportune per realizzare la parte verticale, detta cupola o corona. Passano poi a intrecciare la tesa. Al termine, dopo un accorto lavoro che può durare giorni settimane o mesi, ne tolgono le impurità. Infine, è lavato e sbiancato. Alla base esterna della cupola si può applicare una fascia o nastro. Si ottengono così cappelli di diversa qualità. Da quelli con trama più o meno larga, standard o superior, facilmente reperibili ovunque a prezzi accessibili, sino al fino e superfino. Gli intenditori veri pare preferiscano i “Brisa”, che si distinguono per un particolare punto di intreccio, (di cui non conosciamo la specificità).Addirittura, ma non siamo in grado di certificarne la veridicità, la qualità dei copricapo si distingue anche in relazione alla postura assunta dagli artigiani durante la lavorazione. Ne esistono principalmente due, la cui denominazione origina dai luoghi di produzione. Il Panama Cuenca, dove gli intrecciatori operano seduti, e il Panama Montecristi realizzato stando in piedi.In ogni caso, un ottimo Panama in controluce non dovrebbe far intravvedere fori, deve essere impermeabile e così flessibile tanto da potersi non solo arrotolare ma anche, sostiene qualcuno, passare addirittura attraverso un anello. Non importa se quest’ultima caratteristica sia tra quelle possedute dal cappello che eventualmente acquisteremo in loco, l’importante è non pensare di spendere poche decine di dollari per portare a casa un vero Panama di prima qualità.Contrariamente al suo aspetto delicato e fragile, a riprova della durata e resistenza di un buon Panama, citiamo un testimone che raramente si è prestato, per lo meno in passato, a fornire giudizi distorti da strumentalità commerciali. “Desire” è un album del 1976 di Bob Dylan. Tra gli altri brani contiene “Hurricane” con cui l’allora menestrello, già scontroso, cantava del pugile Rubin “Hurricane” Carter, ingiustamente accusato di omicidio. Il pezzo che ci interessa è però “Black Diamond Bay”, il penultimo del disco. Oltre sette minuti di chitarra, armonica, violino e voce gracchiante. Le parole cantate, da ascoltare ripetutamente per intenderne il senso, come necessario per molte sue altre, sono ispirate da un libro di Joseph Conrad, “Vittoria. Una storia delle isole”. Le vicende si svolgono in un luogo che fornisce titolo al brano musicale e narrano scene di vita quotidiana nella Black Diamond Bay. La prima descrive una ragazza, seduta su una veranda bianca, che indossa una cravatta e sfoggia un Panama. Nel testo sono presenti tutti gli elementi che compongono il viaggiare. Un passaporto, navi che salpano, un hotel, il casinò, palme, altri luoghi, un ventilatore, fare i bagagli, taxi, tramonti, persino un cartello “Do not disturb”, e soprattutto la spinta ad andare pur di non restare fermi, che richiama il desiderio primario e finale di fuggire dalla mediocrità e ripetitività interpretando così un’idea di libertà diffusa in quel periodo. Poi, improvvisamente, il vulcano erutta, la terra trema e travolge tutto.Il telegiornale dà la notizia. “Pare che ci sia stato un terremoto nella Black Diamond Bay. Non ha lasciato nient’altro che un Panama”.

Oggi percorreremo un forte dislivello per arrivare al Pacifico. Osserveremo panorami assai cangianti attraversando aree caratterizzate da notevoli biodiversità, passando da un habitat andino a quello più tipico dei tropici. Sosteremo nel Parco Nazionale Cajas, il cui ingresso è a una trentina di chilometri da Cuenca. Si tratta di una zona protetta posta a un’altitudine tra i 3 e 4.000 metri, con lagune, aree ricreative e servizi per i visitatori. Da qui originano i corsi d’acqua che arrivano sino a Cuenca. Dopo una passeggiata per osservare panorami e intravvedere qualche animale, andiamo a pranzo all’”Hosteria Dos Chorreras”, nelle vicinanze del parco. Riprendiamo quindi la strada per Guayaquil in modo da arrivare nel pomeriggio sul Pacifico.Dopo altri 200 chilometri circa arriviamo sulla costa a Guayquil, la seconda città per grandezza dell’Ecuador. Quito è la capitale politica e amministrativa, oltre che centro culturale e coloniale. Cuenca è ritenuta la capitale artistica e culturale del Paese. Guayaquil ne rappresenta il cuore commerciale, con un aspetto di quasi metropoli. È in posizione protetta dentro la baia che porta il suo nome. È attraversata dal Rio Guays e il malecòn, lungofiume, costituisce la parte più pulsante della città. Le pendici delle colline che la attorniano sono la residenza dei ceti più popolari, con zone che presentano anche aspetti di degrado e marginalità sociale. A nord si trovano due tra i quartieri più curati, Las Peñas e Cerro Santa Ana, ristrutturati per dare vivacità di colori a quest’area urbana posta in alto affacciata sul fiume. Una scalinata di circa 500 gradini porta al fortino sulla collina, cerro, partendo dalla parte nord del Malecòn di Bolìvar. Potrebbe essere piacevole una passeggiata prima o dopo cena lungo il malecòn. Pranzo in corso di escursione in ristorante e cena in hotel.Il nostro hotel a Guayquil, “Oro Verde”, valutazione locale 5*.

(Il programma della crociera alle Galapagos Occidentali di seguito riportato indica quanto letteralmente proposto dalla compagnia di navigazione Silversea che gestisce la “Silver Galapagos”).Prima colazione in hotel e trasferimento all’aeroporto per imbarcarsi sul volo diretto alle isole Galapagos. Arrivo all’aeroporto di San Cristobal e trasferimento in pullman al molo (10 minuti) per imbarcarsi sulla “Silver Galapagos”, assegnazione delle cabine e sistemazione a bordo. Dopo un breve briefing sulla sicurezza a bordo, salperemo per iniziare la spedizione. Nel pomeriggio avrà luogo la presentazione del Team Expedition. Nel tardo pomeriggio circumnavigheremo la cosiddetta Roca Leon Dormido, anche conosciuta come Kicker Rock. Si tratta di un isolotto disabitato dove è possibile avvistare fregate, gabbiani coda di rondine e sule di Nazca. La formazione geologica e l’impressionante altezza della roccia possono essere ammirate al meglio solo dalla nave e, se il tempo sarà ottimale, assisteremo a uno dei tramonti più emozionanti delle Galapagos. Pranzo (in ristorante o a bordo a seconda dell’orario del volo per San Cristobal), cena e pernottamento a bordo.

Poco al largo della costa di Santiago, l’isola di Bartolomé ci regala alcuni tra i più spettacolari paesaggi dell’arcipelago, tra cui la maestosa Pinnacle Rock, un obelisco naturale che incombe sull’oceano. Sicuramente sarà possibile incontrare i socievoli pinguini delle Galapagos immergendosi o camminando lungo una spiaggia. Probabilmente saranno appollaiati sugli scogli o sfrecceranno nell’acqua. Visiteremo poi la spiaggia di Espumilla, un importante sito di nidificazione per le tartarughe marine del Pacifico orientale. Attraversando l’arida zona di vegetazione interna, ammireremo gli alberi di palo santo più grandi delle Galapagos, l’habitat ideale per diverse specie di fringuelli di Darwin. Nel caso in cui le condizioni meteo-marine non fossero ottimali per visitare Espumilla, opteremo per la visita al covo dei Bucanieri. Una volta questo luogo fungeva da porto sicuro per i pirati, in maniera che potessero riparare le navi e rifornire le loro scorte. Oggi offre una grande varietà di attività, tra cui lo snorkeling tra banchi di pesci tropicali multicolori, squali pinna bianca, otarie orsine e perfino aquile di mare. In alternativa si può effettuare una gita in kayak o in Zodiac per ammirare le caratteristiche geologiche dell’area: promontori dal colorito rossiccio, caverne naturali e formazioni rocciose uniche, cercando di individuare diverse specie di uccelli che qui nidificano e che volano intorno alle scogliere.

Cinque (originariamente sei) maestosi vulcani a scudo di età variabile fino a mezzo milione di anni fa, si ergono nell’arido paesaggio dell’isola Isabela, la più grande e la più giovane isola delle Galapagos. Qui probabilmente si trova il punto migliore (e più freddo) per fare snorkeling nell’arcipelago. Si tratta di Punta Vincente Roca, alla base del Vulcano Ecuador, nella parte nordorientale dell’isola. La punta del vulcano è collassata circa 100.000 anni fa, per cui oggi è possibile ammirarne la gigantesca caldera. A bordo di uno Zodiac, cercheremo stormi di uccelli marini, come cormorani atterei e pinguini.Sull’isola Fernandina, invece, si trova la più grande colonia d’iguane marine delle Galapagos. Si possono osservare mentre si scaldano al sole sulle distese di rocce laviche di Punta Espinoza, nell’angolo nordorientale di Fernandina. Essendo una delle isole meno contaminate dall’uomo nel mondo, Fernandina ospita un’impressionante varietà di fauna tra cui leoni marini, granchi della specie “grapsus grapsus” e il raro cormorano attereo che si può incontrare solo sulle coste delle isole Fernandina e Isabela.

Dopo una breve traversata dello stretto di Bolívar, giungeremo a Tagus Cove sull’isola Isabela. Dendroiche gialle e mimi delle Galapagos potranno scortarci lungo la nostra passeggiata tra alberi di palo santo e cordie gialle fino al Lago di Darwin. Potremo poi scegliere di fare snorkeling in cerca di pinguini, cormorani e sterne brune o di esplorare l’area in kayak.Nelle Galapagos, le più alte mangrovie rosse si trovano nella Baia di Elizabeth, un’idilliaca laguna e un luogo affascinante dove osservare la vita marina. Poiché non è permesso sbarcare, attraverseremo la laguna di mangrovie con gli Zodiac. Qui le tartarughe marine nuotano vicino alla superficie e pellicani e aironi si appostano alla ricerca di granchi o pesci. Anche leoni marini e pinguini popolano questo santuario marino.

Floreana richiama visitatori fin dal XVIII secolo, quando le baleniere occupavano l’isola in cerca di tartarughe e i pirati si rifugiavano nelle sue caverne. I marinai hanno istituito un sistema di posta rudimentale qui: un barile inchiodato a un palo dove inserire le loro lettere, nella speranza che altri marinai in rotta verso casa le avrebbero consegnate. Potete continuare la tradizione, se lo desiderate. Si potrà poi passeggiare lungo la bella spiaggia o fare un’escursione di snorkeling in un caleidoscopico mondo sottomarino.Sulla costa settentrionale, tra Punta Cormorant e Post Office Bay, si è sviluppato un giardino roccioso e, tra rocce laviche, cactus e sesuvium, abita una colonia di leoni marini. I cuccioli sono particolarmente curiosi quando arrivano visitatori e si avvicinano agli Zodiac. Viaggiando lungo la costa, si possono incontrare altre creature che si rifugiano tra le mangrovie rosse e bianche: aquile di mare, tartarughe marine, pellicani bruni e aironi guardabuoi. Ma il vero piacere si prova nell’attraversare le acque turchesi in kayak, immersi in un senso di pacifica solitudine e connessione con la natura. Poi visiteremo Punta Cormorant, con la sua spiaggia di olivina, la vegetazione decidua e i fenicotteri. Approfondiremo come si sono formate le spiagge dal colore olivastro, per poi camminare verso Flour Beach, uno dei posti preferiti dalle tartarughe marine per nidificare. Floreana offre anche alcuni dei migliori punti per lo snorkeling nell’arcipelago delle Galapagos.

Le iguane terrestri di Cerro Dragon hanno avuto un ruolo importante nel programma di conservazione a cura della Fondazione Charles Darwin e del Parco Nazionale delle Galapagos. Quando il loro numero scese, nel 1970, alcuni animali furono allevati in cattività, mentre altri furono trasferiti nella vicina isoletta di Venecia. Fortunatamente questi programmi di conservazione ebbero successo, pertanto ci dirigeremo nell’entroterra su un sentiero che conduce alla cima del colle e che attraversa piccole lagune salate, abitate periodicamente da fenicotteri, per cercare e ammirare gli animali reintrodotti. Ci potrebbe essere la possibilità di fare snorkeling vicino al sito di attracco se le correnti e il tempo lo permetteranno.La Silver Galapagos attraccherà sulla sponda settentrionale di Santa Cruz nel primo pomeriggio. A Las Bachas ci sarà la possibilità di nuotare in una delle due spiagge presenti. Nella laguna dietro la spiaggia si trovano codoni guancebianche, fenicotteri e anche un importante sito di nidificazione delle tartarughe marine.

La seconda isola più grande dell’arcipelago ospita il più grande insediamento umano dell’arcipelago e la seconda più grande colonia di tartarughe selvatiche. Le tartarughe delle Galapagos si differenziano per il loro guscio, che può essere a forma di cupola o di sella. La seconda tipologia, dalle dimensioni ridotte, è stata cacciata fino alla quasi estinzione e oggi ne rimangono solo pochi esemplari. Il Centro di allevamento Fausto Llerena ci darà l’opportunità di vedere entrambi i tipi di tartaruga.Visiteremo poi Los Gemelos, due crateri originati da collasso nel mezzo di una foresta di alte scalesie, alberi simili a gigantesche margherite, tipici dell’arcipelago. Qui c’è la probabilità di riuscire ad avvistare uccelli terrestri, soprattutto la rara golondrina delle Galapagos (progne modesta).

Dopo la colazione, sbarco dalla Silver Galapagos per prendere il volo di ritorno dall’aeroporto di Baltra a Quito.Il volo di linea Iberia per Madrid parte alle 20,55 e arriva il giorno dopo. Pernottamento a bordo.NB: l’avvistamento della fauna endemica è una possibile esperienza, ma non può essere garantito. Il Capo Spedizione e il Capitano lavoreranno fianco a fianco per assicurare le migliori esplorazioni ed esperienze possibili, tenendo sempre in considerazione le condizioni meteo-marine. Per questo, l’itinerario della crociera alle Galapagos potrebbe subire delle variazioni, anche in corso di viaggio.

Arrivo a Madrid alle 13,25. Il volo di linea Iberia delle 15,45 giunge a Milano Malpensa alle 17,55.1.Tartaruga a Punta Vicente Roca; 2. Foche a Post Office Bay; 3. Isla Bartolomé



Quota di partecipazione.

15 GIORNI / 13 NOTTI
A partire da:

9500 €

 

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Prossime partenze.

Partenze in fase di definizione.

Note e informazioni.

Per questo itinerario, a rettifica di quanto riportato sopra, le penali di annullamento saranno applicate nella seguente misura:

100% a partire dalla data di conferma di prenotazione.

 

Per confermare la partecipazione al viaggio è richiesto un acconto del 25% del totale all’atto della prenotazione e il saldo a 90 giorni dalla data di partenza.

I prezzi sono quotati in Euro, pertanto non soggetti ad adeguamento valutario.

 

LA QUOTA COMPRENDE:

 

           Voli internazionali Iberia da Milano in classe turistica

           Voli domestici per le Galapagos a/r da Quito e/o Guayaquil

           Trasferimenti da/per gli aeroporti in Ecuador

           Trasporto con minibus o pullman privato a seconda del numero di partecipanti

           Sistemazione in camera doppia negli hotel indicati o similari

           Pensione completa durante il tour in Ecuador

           Visite ed escursioni durante il tour in Ecuador come da programma di viaggio con guide locali parlanti italiano

           Ingressi, tasse e percentuali di servizio

           Sistemazione in cabina Explorer Suite a bordo della Silver Cruise

           A bordo della Silver Galapagos trattamento All-Inclusive: bevande e cibo in suite ed in tutti i locali della nave            

           Trasporto dal porto di attracco alla città nei porti principali

           Servizio in camera 24 ore a bordo della Silver Galapagos

           Wi-fi su tutta la nave

           Programma di intrattenimento a bordo della Silver Galapagos

           Mance (a bordo della Silver Galapagos)

           Servizio maggiordomo sulla Silver Galapagos

           Conferenze a bordo pertinenti il viaggio a cura di un Team di esperti altamente qualificato in lingua inglese

           Tutti i tour, le escursioni  e le attività di gruppo durante la crociera alle Galapagos

           Esperte guide locali in lingua inglese durante le escursioni con gli Zodiac

           Tassa di ingresso al Parco Nazionale delle Galapagos

           Kit di viaggio

           Assistenza 24/24 h con telefono di emergenza in lingua italiana Kel12

 

LA QUOTA NON COMPRENDE:

 

        Tasse aeroportuali e fuel surcharge

        Eventuali tasse di uscita dal Paese

        Eventuali tasse aeroportuali locali

        Mance (per la parte terrestre del viaggio si suggerisce un importo di circa 70 Euro a persona da distribuire al personale che fornisce i vari servizi (guida, autisti, camerieri, personale vario…)

        Bevande ai pasti dove inclusi, durante il tour da Quito a Guayaquil

        Spese extra personali in genere

        Trattamenti al Salone di Bellezza e alla Sala Massaggi a bordo della Silver Galapagos

        Le escursioni facoltative

        Late check-out l’ultimo giorno

        Tutto quanto non espressamente indicato nel programma e al paragrafo “La quota comprende”

 

 

 

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